*L’Europa di Agilulfo, il cavaliere inesistente* di Vincenzo D’Anna*

Ormai le cose si sono più che chiarite. Nel breve volgere di qualche giorno, la Vecchia Europa si è ritrovata costretta a fare da sola. E questo durerà almeno fino a quando Donald Trump siederà nello studio ovale della Casa Bianca. Dovrà farlo priva del sostegno del paese militarmente più attrezzato del Continente, quella Gran Bretagna che, con la Brexit, ha detto addio alla Ue. L’intervento del vice presidente Usa a Monaco ha declinato tutte le differenze politiche esistenti tra l’establishment americano ed il governo di centrosinistra che governa a Bruxelles. La contestazione a “stelle e strisce” si è spostata dal piano delle libertà individuali a quello delle problematiche sociali “progressiste” fino a toccare il piano militare e commerciale. Un dissenso ideologico e politico a tutto tondo, che funge da copertura rispetto a ben altri e più concreti argomenti: quello di spartirsi, con i Russi, le risorse minerarie (terre rare) dell’Ucraina ai fini industriali e produttivi. A Mosca ci si prepara al tavolo delle trattative facendo la gentile concessione di riservare uno strapuntino anche al leader ucraino Volodymyr Zelensky.

Il resto non interessa al miliardario newyorkese così come nulla interessa al despota del Cremlino. Più che due uomini politici, due statisti, in Arabia Saudita, dove si terrà il vertice sulla crisi, si confronteranno un cinico plutocrate americano ed un gaglioffo che tiene sotto il tallone il popolo russo. E tutto questo con buona pace della difesa di quei valori che Vance elencava come non più condivisi dall’Europa rispetto agli Americani. Poiché la politica del “randello più lungo” di Theodore Roosevelt, dagli inizi del secolo scorso ai nostri giorni, ha mantenuto per intero importanza e fascino, quel che conterà saranno, appunto, la forza militare e la deterrenza che da questa trae origine. Ne discende che il primo problema che l’Ue dovrà affrontare sarà quello di dotarsi di un esercito comune, che faccia a meno dell’ombrello militare e dei soldi statunitensi. Da un lato abbiamo il presidente americano che è a digiuno di cultura politica, che straccia alleanze e trattati internazionali ogni giorno perché guarda all’interesse economico innanzitutto. Dall’altro lato un ex agente del Kgb, comunista quanto basta per creare un sistema di nomenclatura inamovibile capace di arricchire se stesso ed i suoi oligarchi, accattivarsi i vertici militari dichiarando di voler riconquistare la grandezza e la potenza della vecchia Urss. Ora, qualunque siano gli esiti del tavolo di trattative, questi avranno come presupposto un’intesa economico commerciale. Il mondo certo è cambiato e cambierà ancora sotto la spinta rozza e qualunquistica che viene da Washington, il cui unico scopo è quello di contendere il primato mondiale all’unico vero “rivale” attualmente in circolazione: la Cina.

Quello che può non tornare in questo becero modo di vedere il mondo, di tentare di asservirlo ad un ordine precostituito che continui a girare attorno agli interessi economici e finanziari di Wall Street), è appunto la risposta militare europea. Una risposta che dipende dalla coesione tra gli Stati membri messa in discussione dall’atteggiamento di guastatori interni come Victor Orban, che poco si cura dell’Europa ed è troppo simile a Trump per poterne prendere le distanze. Tale unione dipenderà dal tasso di demagogia delle sinistre europee che finora si sono legate a filo doppio alla politica pacifista, strabica ed anti americana ed hanno fatto della demagogia e del pauperismo sociale, la propria battaglia politica contro la spesa per gli armamenti. In parole povere se la dem Elly Schlein continuerà a dare retta e manforte a Grillini e Verdi sostenendone le tesi vuote e polemiche, schierandosi contro il riarmo italiano ed europeo, saremo ad un punto di debolezza e non di forza. Per quello che ci interessa come Belpaese, deve valere una politica che guardi lontano e non al guadagno elettorale di qualche punto percentuale. Un esercito ha bisogno di essere credibile nella sua forza reale, oltre che compatto e concorde.

Deve rappresentare la prima espressione di una Nazione ancorché composta di più Stati sovrani. Per tanto non può somigliare ad Agilulfo, il famoso personaggio di Italo Calvino descritto nel libro “Il Cavaliere inesistente”. Costui, nel momento in cui re Carlo Magno, passando in rassegna i cavalieri crociati, attratto dalla sua armatura bianca, gli chiede chi fosse e perché non alzasse la celata dell’elmo per presentarsi, gli replica con voce metallica: “Io sono Agiliulfo. Perché non mostro la mia faccia? Perché non esisto!!”.

*già parlamentare