Le prime pagine dei giornali di oggi 

                         SOMMARIO:

 LADRI NON SOLO A ROMA MA ANCHE A BRUXELLES 

  DOBBIAMO CONSTATARE CHE I MARJUOLI ( MI PIACE DI PIU’ DI LADRI E QUESTA ESPRESSIONE MI RICORDA MOLTO SPESSO QUELLA INTERCETTAZIONE DEL MINISTRO LANDOLFI QUANDO INDICO’ IL SENATORE PD DIANA CON LA FRASE…” QUELLA FACCIA DA “MARJUOLO”… DICEVAMO CONSTATIAMO CHE I MARJUOLI NON SONO SOLO A ROMA MONTECITORIO E PALAZZO MADAMA MA ANCHE AL PARLAMENTO EUROPEO 

A TEANO LADRI DI POLLI E MANGIATORI DI LENTICCHIE FIRMAVANO AL COMUNE E POI ANDAVANO A CAZZEGGIARE AL MERCATO 

       LA RASSEGNA STAMPA DI OGGI 

DA “Il Fatto”, “Dagospia”, “Notix” e “Cronachedi” e le prime pagine dei giornali di oggi a cura della redazione dell’Agenzia Cronache / Direttore Ferdinando Terlizzi

 

Intercettazioni, non solo i 45 giorni: verso la stretta anche sui dialoghi che riguardano terzi. Ok del governo all’odg

Via libera all’atto presentato da Calderone (Fi) che impegna il governo a imporre l’obbligo di riscontri. Celli (Anm): “Ossessione della maggioranza contro le indagini”

Non c’è solo la “tagliola” del limite di 45 giorni alle intercettazioni. Nella notte tra mercoledì e giovedì, subito prima che la Camera desse il via libera definitivo al ddl Zanettin, il governo ha accolto un ordine del giorno al testo impegnandosi a introdurre una nuova stretta sugli ascolti degli inquirenti. L’atto, presentato dal deputato di Forza Italia Tommaso Calderone, chiede di limitare l’utilizzabilità delle intercettazioni riguardanti terzi, cioè dei dialoghi in cui due o più persone – non sapendo di essere ascoltate – parlano di presunti reati commessi da altri: secondo Calderone, per usarli come prova a carico del terzo, i magistrati dovrebbero avere l’obbligo di trovare i cosiddetti “riscontri“, cioè elementi ulteriori rispetto alle dichiarazioni captate. Esempio: se Tizio e Caio, intercettati per accuse di droga, parlassero tra loro di Sempronio indicandolo come complice, non sarebbe possibile arrestare Sempronio sulla base di quelle frasi, ma bisognerebbe trovare conferme da altre fonti, anche se Tizio e Caio sono perfettamente attendibili. Si tratta della stessa disciplina prevista per le cosiddette chiamate in correità, cioè i casi in cui un indagato o imputato accusi altri di aver partecipato a un delitto da lui commesso. La differenza tra le due situazioni però è evidente: l’accusato può avere interesse a mentire per discolparsi, mentre in linea di massima non c’è motivo di dubitare della genuinità delle frasi intercettate (così come della deposizione di un testimone).

L’atto di indirizzo è stato accolto dal governo dopo una riformulazione approvata da Calderone: non c’è stato quindi bisogno di procedere alla votazione. Nelle premesse, il deputato di Fi scrive che “in tema di intercettazioni, la compressione dei principi” costituzionali “emerge in tutta chiarezza anche in relazione al tema delle intercettazioni indirette”, in cui si parla “di soggetti diversi dall’indagato o dall’imputato” o di una “persona comunque assente dalla conversazione. Ad avviso del presentatore del presente atto, l’individuazione di un limite massimo di durata delle intercettazioni deve dunque essere accompagnata anche da interventi sui presupposti sostanziali per il ricorso a tale mezzo di ricerca della prova e ciò tanto più ora, avendone ridotto i termini di durata”, afferma. Per questo l’ordine del giorno “impegna il governo a valutare interventi che rispetto alle intercettazioni cosiddette indirette prevedano che per l’utilizzabilità come prova debbano concorrere ulteriori elementi di prova che ne confermino l’attendibilità”. “In quarant’anni da avvocato ho visto tantissime persone finire in carcere sulla base di affermazioni non riscontrate fatte da altri, perchè le dichiarazioni venivano considerate “genuine”. Non deve più succedere, per questo chiedo che quei dialoghi non possano essere utilizzati senza altri elementi a carico”, spiega al fattoquotidiano.it. “Non vogliamo limitare l’uso delle intercettazioni”, afferma, “ma solo applicare un criterio valutativo. Inoltre, come un chiamante in correità, ad esempio un pentito, può avere interesse a mentire, in egual misura uno dei conversanti può avere interesse a non dire il vero. Non è diverso“.

Se questo impegno si trasformerà in legge, però, le conseguenze sulle indagini potrebbero essere di non poco conto. Stefano Celli, pm a Rimini e vicesegretario dell’Associazione nazionale magistrati, definisce il progetto “un’idea veramente stravagante”: “Le intercettazioni si fanno proprio per captare dialoghi spontanei. È ovvio che non tutti lo sono, ma mettere sullo stesso piano una conversazione intercettata con una chiamata in correità rivela una vera ossessione di alcuni esponenti della maggioranza nei confronti delle indagini penali e dell’accertamento dei reati“. Mentre la”tagliola” di 45 giorni, aggiunge, è l’”ennesimo limite di cui non si sentiva il bisogno”, che “conferma una volta di più una tendenza in voga da molti anni: quella di disseminare di ostacoliformalità e adempimenti il processo penale e in particolare le indagini. Con queste regole sarà sempre più difficile, se non impossibile, accertare i reati più gravi che hanno bisogno di lunghi periodi di intercettazioni, come i delitti contro la pubblica amministrazione, le bancarotte, i reati societari e le grandi evasioni fiscali“.

Tra gli ordini del giorno accolti c’è anche quello a prima firma di un altro deputato azzurro, Enrico Costache impegna il governo “a valutare eventuali interventi normativi volti a garantire la genuinità degli esiti delle intercettazioni ad esclusione di alterazioni ad opera di sistemi di intelligenza artificiale. Costa teme che le captazioni possano essere “inquinate” dai cosiddetti deepfake, audio creati dall’Ai che imitano in modo quasi indistinguibile la voce di una determinata persona. “È sufficiente avere un file di pochi secondi di “parlato” per consentire all’Ai di generare frasi complesse, sintatticamente e foneticamente attendibili”, avverte. E chiede perciò di prevedere l’utilizzo di “strumenti dotati di valenza scientifica, che certifichino l’autenticità dei risultati delle intercettazioni utilizzati in sede processuale”. Via libera pure a tutti gli ordini del giorno, provenienti sia dalla maggioranza sia dall’opposizione, che impegnano a escludere dalla “tagliola” dei 45 giorni i reati del cosiddetto codice rosso, cioè quelli di violenza contro le donne: violenza sessuale, stalkingrevenge porn, pedopornografia e altri. Un impegno paradossale, visto che la maggioranza ha respinto tutti gli emendamenti presentati allo stesso scopo, per evitare di modificare il testo del ddl e quindi dover affrontare un nuovo passaggio al Senato.

raffaele cantone - francesco lo voi - pasquale striano giovanni melillo

FLASH! – AVVISO AI NAVIGATI! IL CASO STRIANO SUGLI ACCESSI ABUSIVI ALLA BANCA DATI DELLA PROCURA NAZIONALE ANTIMAFIA, NON È APERTO: È APERTISSIMO! UNA VOLTA CHE IL FASCICOLO È PASSATO DALLE MANI DI CANTONE, PROCURATORE DI PERUGIA, A QUELLE DI LO VOI (CAPO DELLA PROCURA DI ROMA), CI SI ASPETTANO I BOTTI – IL CAPO DELLA DNA, GIOVANNI MELILLO, È DETERMINATO AD ARRIVARE FINO IN FONDO. E LO VOI, CONSIDERATI I PRECEDENTI (L’OSTILITA’ DEL GOVERNO PER IL CASO ALMASRI), NON FARÀ SCONTI – COME NELL’AMERICA DI TRUMP, LA MAGISTRATURA E’ L’UNICA OPPOSIZIONE A PALAZZO CHIGI…

DAILY MAGAZINE

 

Arrestata la segretaria dell’europarlamentare Fulvio Martusciello, vero obiettivo della magistratura belga

CASERTA – (aa) – Arrestata la segretaria dell’europarlamentare di Forza Italia Fulvio Martusciello. È stata rintracciata e arrestata in un hotel a Marcianise, in provincia di Caserta. Lucia Simeone è stata individuata dalla polizia del Commissariato di Marcianise e della questura di Caserta, grazie al sistema “web alloggiati” dal quale era arrivato un alert. Su di lei pendeva un mandato d’arresto europeo, inserito nel sistema d’informazione Schengen dalla polizia del Belgio.

L’arresto di Lucia Simeone, meglio conosciuta con il nome di Luciana, è da mettere in relazione al “Huawei-gate” e, dunque, all’operazione avviata dalla procura della Repubblica di Bruxelles che si occupa dell’Ue, denominata “Géneretion”. La donna, condotta al carcere napoletano di Secondigliano, risponde di associazione a delinquere, riciclaggio e corruzione.

 

Secondo alcune fonti, l’arresto di Luciana sarebbe un escamotage – per così dire – della magistratura belga per costringerla a parlare, non potendosi procedere con l’arresto dell’europarlamentare, che gode di immunità.
In particolare, secondo quanto riferito stamattina dalla piattaforma di giornalismo investigativo “Follow the Money”, insieme ai media belgi Le Soir e Knack, la polizia sta indagando su due legislatori dell’UE per le accuse secondo cui si sarebbero reciprocamente autorizzati a partecipare al Parlamento europeo, consentendo a entrambi di intascare una diaria di 350 euro mentre solo uno di loro si recava a Bruxelles.
I due parlamentari indagati sarebbero Giuseppe Ferrandino, ex membro del Parlamento europeo (MEP) con i Socialisti e Democratici, e Fulvio Martusciello, attuale membro del Parlamento europeo con il Partito popolare europeo.
Entrambi i membri del Parlamento europeo in passato si sono espressi a favore del gigante tecnologico cinese Huawei, ma non è chiaro se siano indagati come parte di “Huawei Gate”. Il ruolo della Simeone, dunque, secondo quando si evince dall’inchiesta, sarebbe stato quello di far risultare presente l’uno assente l’altro (e viceversa) sulle decisioni riconducibili alla campagna di lobbying 5G di Huawei in sede di Parlamento europeo.

Il caso Huawei – come si ricorderà – è esploso giovedì della scorsa settimana a Bruxelles. L’inchiesta guidata dalla giustizia belga finora ha portato all’arresto di quattro lobbisti legati al colosso cinese delle telecomunicazioni, sospettati di aver corrotto una quindicina di ex ed attuali eurodeputati per favorire gli interessi cinesi in Europa. Tuttavia fino a oggi nessun eurodeputato o assistente risultava tra gli indagati.

Nel corso di una serie di perquisizioni all’Eurocamera, gli investigatori belgi avevano momentaneamente sequestrato gli uffici di due assistenti legati a Forza Italia, rimuovendo poi i sigilli all’inizio di questa settimana. E già in quella circostanza i media belgi ieri avevano scritto che l’ex eurodeputato di Azione Giuseppe Ferrandino e Martusciello, sono finiti sotto la lente della Procura europea (Eppo) per presunte irregolarità nelle loro note spesa. Fonti della procura europea hanno confermato che l’indagine a carico di Martusciello è tuttora in corso escludendo però di aver emesso mandati d’arresto nell’ambito dell’indagine.

L’arresto di Luciana Simeone, originaria di Ercolano, legata al politico azzurro da un rapporto di grande fiducia finirà – va da sé – per condizionare pesantemente le aspirazioni di Fulvio Martusciello come candidato governatore della Campania. Aspirazione finora sostenuta pesantemente dal ministro degli Esteri e coordinatore nazionale di Forza Italia Antonio Tajani, di cui Martusciello è ascoltato fedelissimo e coordinatore del partito in Campania.

Certo, è ancora presto per ipotizzare – sottolineano alcuni commentatori politici – le ricadute politiche di questa nuova grana per Martusciello, ma con l’ex ministro della Cultura Genny Sangiuliano fuori dai giochi e il ministro dell’Interno della Lega Matteo Piantedosi non “troppo” convinto del “trasloco”, salgono, a questo punto, le quotazioni come candidato governatore della Campania del sottosegretario agli Esteri Edmondo Cirielli, esponente di spicco di Fratelli d’Italia. “Vorrei capire di cosa rispondiamo, dove e quando si sono verificati i fatti: il minimo indispensabile per potersi sottoporre all’interrogatorio di sabato”. Così l’avvocato Antimo Giaccio, legale di Lucia Simeone, segretaria dell’eurodeputato Fulvio Martusciello, arrestata oggi su mandato dell’autorità giudiziaria del Belgio. Annunciando l’intenzione di chiedere per domani un colloquio con la sua assistita, Giaccio sottolinea: “La questione è anche capire di cosa sia in possesso l’autorità giudiziaria italiana, perché se dispone solo di un provvedimento striminzito senza altri dettagli diventa tutto più difficile”.

Tornando, invece, all’arresto di Lucia Simeone, in serata il suo avvocato, Antimo Giaccio, ha dichiarato: “Vorrei capire di cosa rispondiamo, dove e quando si sono verificati i fatti: il minimo indispensabile per potersi sottoporre all’interrogatorio di sabato”. Annunciando l’intenzione di chiedere per domani un colloquio con la sua assistita, Giaccio sottolinea: “La questione è anche capire di cosa sia in possesso l’autorità giudiziaria italiana, perché se dispone solo di un provvedimento striminzito senza altri dettagli diventa tutto più difficile”.

Nelle foto Lucia (Luciana) Simeone e Fulvio Martusciello.

I NOMI. Furbetti del cartellino a Teano, stangata per 18 assenteisti

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Letizia Tari

 

 

TEANO– La Corte dei Conti ha condannato 18 dipendenti del Centro per l’Impiego di Teano a risarcire i danni in favore della Provincia di Caserta, per aver attestato falsamente la propria presenza sul luogo di lavoro. L’ex sindaco di Roccamonfina Letizia Tari condannata a 6mila euro in veste di funzionaria. I coinvolti sono stati condannati a risarcire somme variabili tra i mille e 700 e i 5mila e 950 euro; complessivamente è stato accertato che il danno ammonta a 67mila e 717 euro più altre spese per un totale di 80mila euro. La Procura della Corte dei Conti ne aveva chiesti invece 190mila. Ad essere coinvolti oltre alla Tari sono Angelo Amore, Roberto Di Cristoforo, Mario Andrea, Michelina Zarrillo, Giuseppe Simeone, Fioravanti Zoppi, Anna Cenname, Vincenzo Cioffi, Silvano De Monaco, Domenico Di Marco, Pasquale Fusco, Natia Rosalba Medici, Rosa Maria Peluso, Alberto Perrone, Lidia Pino, Vincenzo Cucco e Silvana Senese. Sono di Teano, Roccamonfina, Cellole, Sessa Aurunca, Riardo, Caserta, Pietramelara. Assistiti dagli avvocati Salvatore Piccolo, Gabriele Gallo, Ottavio Pannone, Gianluca Di Matteo, Gianluca Sasso, Ottavio Pannone, Matilde Pannone e Marco Pannone, i coinvolti nell’inchiesta erano stati chiamati a dedurre dalla Corte dei Conti un anno fa.

La Sezione Giurisdizionale per la Regione Campania della Corte dei conti, con sentenza depositata in data 11 marzo scorso, ha condannato 18 dipendenti del Centro per l’Impiego di Teano a risarcire i danni in favore della Provincia di Caserta, per aver attestato falsamente la propria presenza sul luogo di lavoro. Il provvedimento consegue alle indagini condotte dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Caserta, che portarono in sede penale all’applicazione di misure cautelari personali e reali per i delitti di truffa aggravata e false attestazioni. Le indagini, avviate a seguito di una segnalazione pervenuta dal presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, eseguite tramite tecniche investigative di osservazione, controllo, pedinamento, intercettazioni telefoniche, videoregistrazioni, acquisizioni documentali e sommarie informazioni, consentirono di accertare nell’arco di 5 mesi, fra il 2017 e il 2018, plurimi casi di assenteismo da parte dei dipendenti del Centro per l’impiego di Teano che attestavano “falsamente” la propria presenza sul luogo di lavoro.

Al fine di ricostruire la vicenda sotto l’aspetto erariale, il sostituto procuratore Mauro Senatore, con il coordinamento del Procuratore regionale Antonio Giuseppone, delegò la Guardia di Finanza a svolgere specifici accertamenti, all’esito dei quali nel gennaio 2024, la Procura emise un “invito a dedurre” nei confronti di 18 dipendenti, contestando agli autori delle condotte antigiuridiche un danno erariale derivante sia dall’ingiusto profitto per le false attestazioni della presenza sul luogo di lavoro, sia per il nocumento arrecato all’immagine dell’ente. Lo stesso organo requirente non ritenendo, poi, valide le deduzioni fornite, nel giugno 2024 ne evocò il giudizio dinanzi alla Sezione Giurisdizionale della Campania, la quale, accogliendo la richiesta, condannò i convenuti al risarcimento in favore della Provincia di Caserta delle somme loro ascritte per un ammontare complessivo di oltre 80mila euro, importo risarcitorio che dovrà essere maggiorato di rivalutazione monetari e interessi.

L’attività eseguita dalla Guardia di Finanza di Caserta sotto l’egida della Procura Corte dei conti di Napoli, si inquadra nella costante azione di servizio finalizzata a contrastare la criminalità economica, per il soddisfacimento delle legittime pretese creditorie dell’Erario ed il ripristino della legalità. Secondo gli investigatori gli indagati attestavano falsamente la propria presenza a lavoro prima falsificando gli orari di ingresso e di uscito sul registro delle presenze giornaliere, quindi timbrando il cartellino marcatempo. Alcuni di loro furono ripresi mentre svolgevano attività private, alcuni intenti a fare la spesa o sbrigare altre faccende quotidiane. Si valuta adesso l’eventuale ricorso ma le cifre basse a cui sono stati condannati potrebbe far desistere i coinvolti.

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