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L’intervista a von der Leyen (e quella di Meloni), il terremoto in Myanmar |
 Una ragazza ferita nei crolli per il terremoto in Myanmar (foto di Sai Aung, Afp)
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di Luca Angelini
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«Prendiamo l’Ucraina: era un Paese sostanzialmente smilitarizzato, aveva rinunciato alle armi nucleari a metà degli anni ‘90, con la garanzia di essere sempre protetta, tra l’altro, anche da Mosca. Oggi vediamo il risultato. La Russia l’ha invasa. L’Ucraina deve essere trasformata in un porcospino d’acciaio completamente indigesto per qualsiasi tipo di invasore. L’Europa è sempre stata un progetto di pace e sarà sempre un progetto di pace. Ma bisogna essere forti per mantenere la pace”.
È un passaggio dell’intervista che la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha rilasciato a Francesca Basso, corrispondente del Corriere da Bruxelles. Nella quale si parla molto di Ucraina, di riarmo Ue, ma anche di Italia.Von der Leyen dice, ad esempio, che il piano di riarmo europeo, che adesso si chiama Readiness 2030 («Copre un ambito più ampio, che guarda le diverse dimensioni della sicurezza e gli strumenti per mantenere la pace»), può essere una grossa occasione per il nostro Paese: «Readiness 2030 è un massiccio piano di investimenti in innovazione, in ricerca e sviluppo, in startup innovative. E l’Italia ne trarrà un grande beneficio, perché ha una base industriale della difesa molto rinomata e forte. È un programma di investimenti che aumenterà la prosperità. E questo va a vantaggio dell’economia e della società italiane, ma anche delle infrastrutture al servizio delle persone, come gli ospedali. Avete giganti dell’aerospazio come Leonardo, e imprese navali innovative come Fincantieri. Si tratta di investimenti in queste industrie, che creeranno buoni posti di lavoro. È una grande opportunità per l’industria italiana. E sappiamo che ci sono molte ricadute positive anche nel settore civile. Non dimentichiamo che il Gps e Internet sono stati inventati in ambito militare ma oggi hanno un valore incredibile per la vita quotidiana dei civili».
Nell’intervista non si parla delle polemiche italiane sul Manifesto di Ventotene, ma alla domanda se l’idea di Europa vacilli, von der Leyen ricorda che «secondo l’ultimo Eurobarometro, il 74% degli europei dice che è un beneficio e un vantaggio per loro essere membri dell’Ue. Si tratta del numero più alto mai misurato da quando negli anni ‘80 è stata posta questa domanda: le persone capiscono che in tempi difficili è bene unire le forze e che l’Europa è più di 27 singoli Stati membri insieme. È la nostra casa che stiamo proteggendo».La presidente della Commissione Ue rimane convinta che, nonostante dagli Usa arrivino attacchi all’Unione europea, verbali e commerciali, un giorno sì e l’altro pure («Siete nati per fotterci»; «Scrocconi» e via insultando), il legame fra le due sponde dell’Atlantico non si spezzerà: «Gli Stati Uniti sono nostri partner e alleati da 75 anni, e sono convinta che questa relazione terrà. Abbiamo punti di vista diversi su questioni specifiche, ad esempio sul commercio, ma abbiamo anche valori condivisi e forti interessi comuni. Credo in un dialogo costruttivo e lavoro duramente per questo. È meglio lavorare insieme che lavorare l’uno contro l’altro e sono determinata a dare il mio contributo in tal senso».
Anche per questo si dice sicura che la «vicinanza» di Giorgia Meloni all’amministrazione Trump sia per Bruxelles un vantaggio, non una minaccia: «Conosco Giorgia Meloni come leader forte e appassionata, con un ruolo molto importante a livello europeo, ed è positivo che abbia un rapporto diretto. Più legami ci sono tra le due sponde dell’Atlantico, meglio è».
L’intervista di Meloni al Financial Times
A proposito della «vicinanza» di Meloni all’amministrazione Trump, è stata la stessa premier italiana a ribadirla, in un’intervista al Financial Times (la prima a un quotidiano straniero da quando è presidente del Consiglio e fatta, peraltro, prima dell’annuncio dei dazi del 25% sulle auto importate negli Usa): «È infantile e superficiale pensare di scegliere tra Trump e l’Unione europea. (…) Sono conservatrice. Trump è un leader repubblicano. Di sicuro sono più vicina a lui che a molti altri. Capisco un leader che difende i suoi interessi nazionali. Io difendo i miei». Quanto alla lezione di “democrazia” impartita dal vicepresidente Usa J.D. Vance alla Conferenza di Monaco, Meloni di schiera con lui: «Devo dire che sono d’accordo, lo dico da anni, l’Europa si è un po’ persa».
L’intervista non è piaciuta per nulla alle opposizioni. Per la segretaria del Pd, Elly Schlein, «il governo Meloni si trasforma nel cavallo di Troia dell’amministrazione Trump nella Ue», creando «un problema enorme per l’interesse nazionale italiano se sceglie di dare ragione a chi, come Vance, dà dei parassiti agli europei». Caustico Giuseppe Conte del M5S: «Meloni manda cuoricini a Trump sperando di farsi ricevere anche lei alla Casa Bianca. Brutta fine per i “patrioti”». Angelo Bonelli di Avs definisce Meloni «vassalla di Trump che svende l’Europa in cambio di favori sui dazi».
A proposito di dazi, che anche ieri hanno contribuito a mandare in rosso le Borse sia europee che americane (-0.92% l’Ftse Mib a Piazza Affari, -1,7% il Dow Jones, -2,7% il Nasdaq), il presidente di Confindustria Lombardia, Giuseppe Pasini, dice a Rita Querzè: «A trattare con gli Usa non può che essere l’Europa per tutti i 27. Non ci sono dubbi. Si immagina ciascun Paese Ue che bussa alla Casa Bianca per fare il proprio piccolo negoziato? Sarebbe un fallimento in partenza. Se poi Meloni può dare un contributo e rendere più agevole il confronto Usa-Ue, ben venga».
Il terremoto in Myanmar
È ancora presto per fare un bilancio delle vittime del terremoto in Myanmar (l’ex Birmania), che sono comunque molte: per ora le autorità hanno recuperato 144 corpi senza vita, mentre i feriti sono oltre 700. Certo, come scrive Paolo Salom, considerata la forza del sisma, 316 volte più potente rispetto a quello di Amatrice, «possiamo aspettarci purtroppo che si aggravi di ora in ora e molti temono che la conta dei morti potrà essere di un migliaio e forse più. Basti pensare che la capitale della Thailandia, Bangkok, distante oltre mille chilometri, è stata anch’essa investita con forza dai movimenti tellurici: un grattacielo in costruzione si è accasciato come le Torri gemelle di New York, seppellendo almeno 110 operai. La metropoli intera è scesa in strada».
Alle 14.20 locali, quando in Italia erano le 7.50 del mattino, la faglia di Sagaing che taglia in due il Paese, da nord a sud, si è attivata proprio nel suo mezzo, dando vita a una scossa di 7,7 gradi Richter, con epicentro a 16 chilometri dall’omonima città (“gemella” di Mandalay, dall’altra parte del fiume Irrawaddy). Dopo 12 minuti, un’altra scossa potente, questa volta di 6,4 gradi, ha colpito nuovamente, amplificando gli effetti della prima. Il generale Min Aung Hlaing, l’uomo responsabile del colpo di Stato dell’1 febbraio 2021 e dell’arresto di Aung San Suu Kyi, ora capo indiscusso del regime militare in guerra con il resto del Paese, ha parlato affranto in televisione: «Il bilancio delle vittime e dei feriti dovrebbe aumentare». Sul Corriere di oggi e su Corriere.it, testimonianze, video e tutti gli aggiornamenti. (Qui alcune raccolte fondi già partite)
Le ultime di Putin e Vance
Scrive da Kiev Lorenzo Cremonesi che «Vladimir Putin torna a mostrare le sue vere intenzioni sull’Ucraina: trasformarla in uno Stato vassallo, una sorta di Bielorussia bis con il pieno controllo della sua politica interna, quella estera e le sue forze militari. Così a Kiev leggono le dichiarazioni del presidente russo, che ieri ha suggerito di imporre un “governo temporaneo in Ucraina sotto l’egida dell’Onu, magari con la partecipazione di Stati Uniti ed Europa, e ovviamente con i nostri partner e amici”. Passo che dovrebbe permettere poi di “tenere elezioni democratiche per creare un governo che goda del sostegno popolare e con il quale potremmo finalmente firmare un accordo di pace“.
Che, oltre a ridisegnare i confini dell’Ucraina, il Cremlino continui a voler pure decidere chi la debba governare (del resto, a inizio invasione, i carri armati russi marciarono o no anche verso Kiev, per «denazificare» il Paese?) è sembrato troppo, almeno per ora, anche a Washington. «In un’uscita insolitamente anti-Russia – scrive ancora Cremonesi – la Casa Bianca stigmatizza la provocazione del leader del Cremlino: il governo di Kiev è scelto dalla sua costituzione e dai suoi cittadini».
Il presidente ucraino vuole in ogni caso evitare lo scontro con l’amministrazione Usa, che ha proposto una versione totalmente rivista dell’accordo di fine febbraio sullo sfruttamento americano delle risorse minerarie ed energetiche dell’Ucraina. «Dobbiamo studiare la nuova proposta», ha detto ieri Zelensky. Tra i problemi sul tavolo c’è anche il monitoraggio dell’eventuale tregua sul Mar Nero e del rispetto delle infrastrutture energetiche. Mosca e Kiev si accusano a vicenda di avere attaccato con i droni i gasdotti e linee elettriche nelle ultime 48 ore.
Se, per il momento, gli Stati Uniti concedono all’Ucraina di farsi governare da chi crede, non rinunciano all’idea di poter invece governare, prima o poi, la Groenlandia (dove giusto ieri si è insediato un nuovo governo contrario a ogni interferenza straniera e irritato dall’atteggiamento Usa). Quella del vicepresidente J.D. Vance e della moglie Usha sull’isola di ghiaccio, ieri, è stata peraltro, come scrive Viviana Mazza, «una visita toccata e fuga», limitata alla sola base Usa di Pituffilk. C’erano, però, anche il consigliere per la sicurezza nazionale Mike Waltz, il segretario all’Energia Chris Wright e il senatore Mike Lee. Alla domanda se gli Stati Uniti abbiano piani per conquistare militarmente l’isola, Vance ha risposto: «Quello che penso che succederà è che i groenlandesi decideranno, attraverso l’autodeterminazione, di diventare indipendenti dalla Danimarca e poi avremo una conversazione con loro a partire da questo… Non pensiamo che la forza militare sarà mai necessaria. Pensiamo che i groenlandesi siano razionali e brava gente e che potremo fare un accordo “stile Donald Trump” per la sicurezza di questo territorio e degli Stati Uniti».
Il quale Donald Trump ieri ha ribadito che gli Usa «hanno bisogno della Groenlandia per la pace nel mondo, Danimarca e Unione europea capiranno, altrimenti glielo spiegheremo. Il discorso non è se possiamo farne a meno – e possiamo – se guardiamo alle acque attorno alla Groenlandia, ci sono ovunque navi cinesi e russe. Non possiamo affidarci alla Danimarca o altri per affrontare la situazione». (Quanto alle mire russe sull’Artico, qui un articolo di Marco Imarisio da Mosca)
Le novità su Albania, cittadinanza e istruzione
La riunione del Consiglio dei ministri di ieri non è stata davvero avara di novità. Virginia Piccolillo le sintetizza così: «Una stretta contro lo ius sanguinis e una contro i “diplomifici”. Il primo decreto attuativo per l’addio al test di Medicina con un esame, dopo il primo semestre, unico per evitare criteri di giudizio diversi tra Università. Una proroga all’obbligo di assicurazioni contro le catastrofi per le imprese (dal 1 aprile 2025 al 1 ottobre 2025 per le medie imprese e al 1 gennaio 2026 per piccole e micro imprese. La scadenza resta fissata al primo aprile per le grandi imprese, ma non scatteranno sanzioni). Nuove norme per le cooperative in amministrazione straordinaria. E l’indicazione per la data dei referendum: l’8 e 9 giugno. Ma la misura del Consiglio dei ministri di ieri che ha scatenato più reazioni è stata la virata per l’uso del centro di trattenimento di Gjader in Albania. Non sarà più destinato solo all’ identificazione e al trattenimento dei migranti soccorsi in mare, ma verrà utilizzato anche come hub per il rimpatrio di stranieri già oggetto di provvedimento di espulsione». Un nuovo Centro di permanenza per il rimpatrio, che la leader del Pd, Elly Schlein, bolla come «il Cpr più caro della storia». Ma che, per il governo, consentirà invece «l’immediata riattivazione» del Protocollo con l’Albania, senza aspettare la pronuncia della Corte europea di Giustizia che arriverà, probabilmente, a maggio.
Sullo ius sanguinis, ossia la possibilità di ottenere la cittadinanza per chi ha antenati italiani, il governo ha deciso che solo chi ha almeno un genitore o un nonno nato in Italia sarà cittadino italiano dalla nascita. «Finisce la caccia al bisnonno», esulta il deputato di FdI Andrea Di Giuseppe, eletto nel Nord e Centro America. E i residenti all’estero non si dovranno rivolgere più ai consolati, ma a un ufficio speciale della Farnesina.
Quanto ai “diplomifici”, per gli istituti privati in cui si recuperano gli anni persi, le nuove regole prevedono che si potranno al massimo superare due anni alla volta e in questo caso la commissione d’esame avrà un presidente esterno. Ci sarà l’obbligo di usare il registro elettronico per evitare scorciatoie sulle presenze.
Il sondaggio di Pagnoncelli
Nel suo periodico sondaggio sulle intenzioni di voto degli italiani, Nando Pagnoncelli segnala che «continua il calo di Fratelli d’Italia che oggi troviamo al 26,6% (con un calo di qualche decimale rispetto allo scorso mese), il punto più basso sino ad ora registrato nei nostri sondaggi. In crescita invece la Lega, stimata al 9% (+ 0,9%) che torna a sorpassare Forza Italia, accreditata dell’8,4%, in lievissimo calo. Sembra che i distinguo insistiti di Salvini e il suo netto posizionamento filotrumpiano producano qualche risultato. Nell’opposizione si registra una flessione significativa del Partito democratico, stimato al 21,5%, con una perdita di poco più di un punto nell’ultimo mese. Le difficoltà di posizionamento e le divisioni interne probabilmente pesano su questo risultato: è ipotizzabile che il calo sia dovuto contemporaneamente alle perplessità della componente “atlantista” e di quella “pacifista”. Tanto più che cresce, sia pur in misura contenuta (+0,6%), il Movimento 5 Stelle oggi stimato al 13,8%. La netta scelta di campo contro il piano Rearm Europe negli ultimi due mesi ha dato frutti non di poco conto».
Le altre notizie
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L’Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) per violazione del divieto di «trattamenti inumani e degradanti» nel non aver garantito adeguate cure mediche e una presa in carico da parte delle autorità competenti a un giovane detenuto tossicodipendente con problemi psichiatrici, autore in otto anni di 20 tentativi di suicidio nelle carceri in cui è dal 2016. Non solo: per la Cedu le autorità nazionali nel 2022/2023 hanno anche violato il diritto di accesso del detenuto a un tribunale, non dando esecuzione al provvedimento del Tribunale di Sorveglianza che disponeva il trasferimento del detenuto in una struttura penitenziaria più adatta alle sue gravi condizioni.
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Semaforo verde dalla Bce a Unicredit che incassa il permesso di acquisire il controllo diretto di Banco Bpm e indiretto delle altre società del gruppo e di Anima sgr. Era uno degli ultimi passaggi attesi dall’istituto guidato dal ceo Andrea Orcel per procedere con l’Offerta pubblica di scambio (Ops) sul Banco. Ora scatta il conto alla rovescia per la partenza dell’offerta che ai corsi attuali vale circa 15 miliardi.
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Torna oggi la Serie A, dopo la sosta per la Nations League. Tra le partite, Juventus-Genoa (ore 18, con il debutto di Igor Tudor sulla panchina bianconera, dopo l’esonero di Thiago Motta) e Lecce-Roma (20.45).
L’editoriale di Maurizio Ferrera «La vera posta in gioco per l’Europa»: «Perché molti europei non percepiscono la Russia come una “minaccia” da cui occorre difendersi? Una delle ragioni è la mancanza di informazioni sulla natura del regime politico russo e sulle motivazioni di Putin. (…) La discussione sulla difesa europea è tutta incentrata sulle contrapposizioni astratte fra pace o guerra, burro o cannoni, armi o sanità. Il risultato è che i cittadini non capiscono che cosa ci sia da difendere. Il territorio dell’Ucraina? I confini orientali della Ue? L’approvvigionamento energetico? La nostra sopravvivenza fisica? Nessuno dice che la posta in gioco è un’altra: la difesa (appunto) del modello europeo di civiltà. Un modello che ripudia la guerra, ma non può rinunciare a proteggere se stesso. E a opporsi con fermezza contro chi non si fa problemi a usare la violenza e confonde la giustizia con l’utile del più forte». (Di rapporti con la Russia si occupa anche Paolo Lepri nella sua rubrica settimanale)
Il corsivo di Martina Pennisi «Ascoltiamo chi lavora online ed è in burnout».
L’intervento di Renato Brunetta «La salvezza di Venezia dipende da noi» (di Venezia scrive anche Aldo Cazzullo rispondendo ai lettori).
Il Caffè di Gramellini
C’è chi dice no
A furia di sentir dire dagli autori materiali di un crimine «mi sono limitato a eseguire gli ordini», ci eravamo convinti che la catena del male si potesse spezzare soltanto nelle favole. L’eroe era il cacciatore della Regina Cattiva che risparmiava la vita a Biancaneve. Ma era un eroe immaginario. La vita vera risultava un po’ meno generosa di esempi. Invece ogni tanto accade anche lì. Il chirurgo Fabrizio Obbialero è stato perseguitato per anni da un padre ossessivo e possessivo, a cui aveva rivelato di amare un uomo. Il genitore gli ha fatto tagliare le gomme dell’auto: a lui e alla madre, che poi era sua moglie, «colpevole» di aver preso le parti del figlio. Ha imparato persino ad aprire profili web per denigrare il dottor Obbialero agli occhi dei pazienti, arrivando ad accusarlo di drogarsi. Ma non gli bastava ancora e così ha ingaggiato un sicario per spezzargli le mani, affinché il chirurgo non potesse più operare. Una «morte» professionale, che nella mente di chi l’ha pensata doveva essere un castigo quasi più perfido di quella fisica.
Ma qui entra in scena il cacciatore, ovvero il sicario. Comincia a pedinare il dottor Obbialero, però al dunque si tira indietro e smaschera il piano ordito dal padre-mandante. La catena del male si spezza e il libero arbitrio trionfa. Evidentemente persino nella testa di un «cattivo» di mestiere esiste un limite insuperabile. Speriamo valga anche per quelli che tengono in mano le sorti del mondo.
Grazie per aver letto Prima Ora e buon fine settimana (qui il meteo). E ricordatevi di spostare stanotte alle 2 le lancette avanti di un’ora.
(Questa newsletter è stata chiusa all’1.45)
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