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Di Fondazione Olitec il 2 aprile 2025 |

di Massimiliano Nicolini
Esistono dal 2022 i dispositivi antiviolenza OPM che Olitec ha chiesto più volte che venissero dati gratuitamente alle donne, ma chi decide è sordo a queste richieste.
Aveva ventidue anni. Si chiamava Sara Campanella. Veniva da Misilmeri, un paese della provincia di Palermo, e aveva scelto Messina per studiare, per diventare una professionista della salute. Frequentava il terzo anno della facoltà di Tecniche di Laboratorio Biomedico, faceva il tirocinio proprio nell’ospedale dove, tragicamente, è arrivata morente dopo essere stata sgozzata per strada. Una ferita profonda alla gola, in pieno pomeriggio, davanti allo stadio “Giovanni Celeste”, in una delle arterie più trafficate della città. Un luogo dove la vita, in teoria, scorre.
E invece lì, il 31 marzo, la vita di Sara è stata fermata. Con brutalità, con ferocia, con premeditazione. Una violenza chirurgica, precisa, eppure barbarica. Da manuale di morte.
Io, come tutti, ho letto la notizia. Ma a differenza di troppi, non sono più disposto a leggerla in silenzio.
Perché ogni volta che una donna viene uccisa, l’Italia si sveglia di colpo, urla indignazione per un paio di giorni, e poi torna a dormire. Nel letto caldo dell’oblio, cullata da dichiarazioni di rito, dalle solite panchine rosse e dalle stesse, identiche, promesse mai mantenute.

Stavolta no. Perché Sara era una studentessa. Aveva sogni, determinazione, luce negli occhi. E soprattutto perché – ancora una volta – tutti sapevano.
Aveva avuto una relazione con un coetaneo. L’aveva interrotta. I sospetti sono ricaduti immediatamente su di lui. Le telecamere, il telefonino, i messaggi, tutto portava lì. E nella notte, il fermo: il presunto assassino è stato identificato ed è ora in mano alla giustizia. Ma è troppo tardi.
Ecco il punto. È sempre troppo tardi.
Eppure no, non siamo impotenti. Lo siamo solo per scelta. Perché esistono soluzioni. Esistono tecnologie. Esiste, tra queste, un sistema di protezione predittiva sviluppato in Italia – sì, proprio qui – che si chiama OPM BLGM, un dispositivo indossabile pensato per monitorare in tempo reale lo spazio attorno a chi lo porta. Non un gadget da fiction, ma un salvavita vero, che riconosce segnali di pericolo imminente, lancia allarmi automatici, registra e invia dati alle forze dell’ordine, avvisa familiari e amici, raccoglie prove tridimensionali.
Un’arma intelligente contro una violenza cieca. Un sistema che, se usato, avrebbe potuto salvare Sara. E invece no. Nessuno ne parla. Nessuno lo adotta. Nessuno lo finanzia. E la politica, quella che dovrebbe proteggere i cittadini, finge di non vedere. Perché prevenire non è fotogenico. Non si traduce in voti. Non si porta sul palco dei comizi.
E allora mi domando: quanto deve essere lunga ancora questa strage silenziosa? Quanti corpi serviranno perché il Parlamento si svegli? Quante famiglie distrutte, quante madri – come quella di Sara, insegnante amatissima – dovranno piangere una figlia che aveva solo il torto di essere libera?
Io non ho risposte, solo rabbia.
Ma so che questa rabbia va trasformata in azione. Basta conferenze stampa. Basta buoni propositi. Basta silenzi. Voglio uno Stato che investa in dispositivi come l’OPM. Voglio che ogni università, ogni pronto soccorso, ogni città metta in rete un sistema di protezione reale per chi denuncia, per chi vive relazioni tossiche, per chi ha bisogno di sentirsi al sicuro anche solo mentre cammina per strada. Come faceva Sara.
Il sindaco di Misilmeri ha detto: “Mai si vorrebbero dare notizie di questo tipo perché fatti così non dovrebbero mai accadere.” Ed è vero. Ma a me non basta più dirlo. Io voglio impedirli.
Sara aveva ventidue anni. Io, invece, ho quarant’anni di disillusione sulle spalle e una sola certezza: chi oggi non agisce, chi oggi sa e non fa, è complice.
E se davvero siamo una comunità – come ha detto il suo sindaco – allora diamoci da fare. Perché la prossima Sara possa vivere. E perché a questa, almeno, possiamo dire di aver provato a cambiare qualcosa. Non con le parole. Ma con i fatti.
Sara Campanella non doveva morire. Ma è morta. E io non vi perdono. Mai più silenzio.
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