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Sono più alti e vasti di quanto quasi tutti si aspettassero i dazi annunciati ieri dal presidente americano Donald Trump: 34% sulle importazioni dalla Cina e 20% su quelle dall’Unione europea. Addirittura 46% per il Vietnam; 32% per Taiwan; 24% per il Giappone; 26% per l’India; 25% per la Corea del Sud. E ancora: 36% per la Thailandia; 31% per la Svizzera; 49% per la Cambogia e 10% per il Regno Unito. Tutti i Paesi dovranno pagare dazi di almeno il 10%. Trump aveva già imposto dazi del 25% su molti prodotti di Canada e Messico, i due maggiori partner commerciali degli Stati Uniti. Le tasse doganali di base del 10% entreranno in vigore da sabato, la restante parte dal 9 aprile (per imporre le tariffe Trump ha dichiarato un’emergenza economica nazionale).
«Miei concittadini americani, questo è il giorno della Liberazione. Il 2 aprile 2025 verrà ricordato come il giorno in cui abbiamo ricominciato a rendere di nuovo l’America benestante», ha proclamato un roboante Trump nel Giardino delle Rose della Casa Bianca. «Avvoltoi stranieri hanno fatto a pezzi il nostro — un tempo bellissimo — Sogno americano».
Trump ha anche detto che gli Stati Uniti sono stati saccheggiati, depredati e violentati dalle altre nazioni e che i suoi dazi riporteranno centinaia di miliardi di nuove entrate al governo degli Stati Uniti e posti di lavoro nelle fabbriche americane. «I contribuenti sono stati derubati per più di 50 anni. Ma non succederà più» ha dichiarato.
Gli economisti pensano invece che i nuovi limiti imposti da Trump al commercio mondiale indeboliranno l’economia mondiale che si è appena ripresa dall’impennata dell’inflazione post-pandemia, ed è già appesantita dai conflitti geopolitici. Il loro primo effetto sarà un aumento dei prezzi che invece Trump aveva promesso di abbassare.
L’annuncio di ieri è un’escalation della guerra commerciale avviata dopo il suo insediamento per il secondo mandato a gennaio. I dazi di Trump ostacolano l’accesso alla più grande economia di consumo del mondo e invertono decenni di liberalizzazione del commercio che hanno plasmato l’ordine globale. Le borse americane ed europee erano chiuse, ma i futures S&P 500 sono scesi dell’1,6%, suggerendo che gli investitori si aspettano perdite profonde quando Wall Street aprirà giovedì. I futures Nasdaq, che riflettono le quotazioni di società tecnologiche come Apple, Nvidia e Microsoft, sono scesi del 2,3%.
Le reazioni in Europa
Le reazioni dei partner commerciali europei ieri sono state misurate: la Ue aveva già annunciato che avrebbe preso tempo prima di rispondere. Martedì a Strasburgo, davanti agli eurodeputati, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen aveva spiegato che «l’Europa non ha iniziato questo confronto. Non vogliamo necessariamente reagire, ma abbiamo un piano forte per reagire se necessario». Ieri notte ha annunciato una conferenza per le 5 di stamani da Samarcanda (prevista dopo la chiusura di questa newsletter, trovate gli aggiornamenti sul sito).
Ma la Ue lavora da tempo a una contro-risposta. Spiega Federico Fubini che Von der Leyen:
Vuole evitare di alimentare lo scontro, ma punta ad affrontarlo con durezza se inevitabile. Lo strumento è un pacchetto di dazi contro i servizi digitali americani — abbonamenti a piattaforme o pagamenti a social media — per il quale servono almeno due mesi prima del varo. È una pistola sul tavolo del negoziato. Questo tempo, si spera a Bruxelles, andrà usato per disinnescare una guerra commerciale; magari anche perché intanto l’economia americana si piega sotto il peso dei rincari per i dazi, quindi Wall Street e il mondo industriale mettono Trump sotto pressione.
Quest’approccio implica dei rischi. Il primo è che il tycoon continui sulla sua strada. Il secondo è che i dazi europei contro gli Stati Uniti alimentino nuova inflazione in Europa.
Scrive ancora Fubini che le richieste fatte alla Ue dall’amministrazione Trump per evitare i dazi erano semplicemente impossibili:
Quando il commissario Ue al Commercio Maroš Šefcovic è andato a Washington una settimana fa, i suoi interlocutori gli hanno presentato due richieste: l’amministrazione, secondo più persone addentro ai colloqui, vuole ridiscutere le tasse e le regole sul Big Tech dell’Unione europea. Irricevibile, per Šefcovic.
Abile diplomatico slovacco, distante dalla linea sovranista del suo governo, il commissario semplicemente non può accettare. I suoi interlocutori americani volevano rinegoziare l’imposta sul valore aggiunto (Iva) in Europa, che in parte finanzia il bilancio di Bruxelles; ma quella è una tassa in vigore per gli italiani, i francesi o i tedeschi — non solo per gli americani — e non un dazio discriminatorio sul resto del mondo. Per cambiarla servirebbe un’irrealistica unanimità dei governi. Quanto alle regole sulle imprese digitali, anche quelle si basano su leggi europee complicate da emendare (sempre che ce ne sia la volontà fra i governi).
Le reazioni in Italia
«L’introduzione da parte degli Usa di dazi verso l’Unione Europea è una misura che considero sbagliata e che non conviene a nessuna delle parti». La premier italiana Giorgia Meloni ha affidato a Facebook la sua prima critica diretta a Trump. «Faremo tutto quello che possiamo per lavorare a un accordo con gli Stati Uniti, con l’obiettivo di scongiurare una guerra commerciale che inevitabilmente indebolirebbe l’Occidente a favore di altri attori globali. In ogni caso, come sempre, agiremo nell’interesse dell’Italia e della sua economia, anche confrontandoci con gli altri partner europei», ha scritto. Affermazioni simili a quelle del ministro degli Esteri Antonio Tajani. Qualche ora prima il leader della Lega Matteo Salvini aveva invece definito i dazi «un’opportunità per le nostre aziende», nonostante tutto il mondo imprenditoriale italiano sia unanime nel temerli.
Netto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha definito i dazi trumpiani un «errore profondo», e ha chiesto «una risposta compatta, serena, determinata» da parte dell’Unione europea. Come spiega Marzio Breda, Mattarella spera che si possa recuperare un proficuo rapporto di collaborazione con gli Stati Uniti, ma pensa che questo non possa avvenire avviando trattative a livello dei singoli Stati, perché dissociarsi dalla Ue equivarrebbe a mettersi fuori. Una tentazione che il governo italiano ha avuto (come mostrano le dichiarazioni di Salvini), visto il rapporto speciale con Trump vantato da Meloni. Ma che ieri la premier sembra aver sconfessato.
Spiega Massimo Franco:
Palazzo Chigi comincia a rendersi conto che non sarà facile l’equidistanza tra Ue e Stati Uniti, dopo l’annuncio di Donald Trump di imporre dazi sui prodotti europei. La premier Giorgia Meloni ne ha fatto cenno durante una cerimonia sulla cucina italiana, «non escludendo se necessario di dovere anche immaginare risposte adeguate a difendere le nostre posizioni». Parole caute, guardinghe, di chi rimane convinta che occorra scongiurare «in tutti i modi possibili una guerra commerciale». Ma i margini lasciati dagli Usa sono minimali.
E la maggioranza, tendenzialmente in sintonia politica con Trump, è costretta a prenderne atto. Anche se la Lega continua a sottolineare le distanze, più che la collaborazione con le istituzioni europee; e a martellare contro la Commissione presieduta da Ursula von der Leyen. L’inquietudine delle industrie del Nord, tuttavia, spaventate da contraccolpi economici devastanti, potrebbe costringere lo stesso partito di Matteo Salvini a prendere in considerazione una linea meno subalterna a Trump.
Soprattutto, a rinunciare a affermazioni azzardate tipo: i dazi possono essere «un’opportunità». Si vedrà fino a che punto arriverà questa presa d’atto, perché nei prossimi giorni arriverà in Italia il vicepresidente Usa J. D. Vance, che ha definito gli europei «parassiti». I contorni della sua agenda sono ancora nebulosi, ma i colloqui col governo rischiano di rivelarsi oggettivamente spinosi: al di là della volontà dichiarata di tenere aperto il dialogo, perfino con l’ambizione illusoria di far valere un «rapporto speciale» tra Roma e Washington
L’omicidio di Ilaria SulaPortata lontano come Giulia Cecchettin, chiusa in una valigia come Pamela Mastropietro, abbandonata tra i rifiuti come Michelle Causo, sostituita nell’uso del cellulare come Francesca Deidda, strappata all’università come Sara Campanella…
È drammaticamente simile a quello di troppe altre ragazze e donne il femminicidio di Ilaria Sula, 22 anni, studentessa ternana dell’Università Sapienza di Roma, come nota qui sopra Fulvio Fiano. Il suo ex, Mark Antony Samson, 23 ha confessato di averla uccisa a coltellate in casa, di aver infilato il suo corpo in una grossa valigia, e di averlo gettato in un dirupo. Ilaria risultava scomparsa da sabato. Grazie alle indicazioni di Samson, il suo corpo è stato ritrovato in una zona usata come discarica abusiva nei Monti Prenestini, vicino a Roma. Il giovane ha cercato di depistare le indagini inviando messaggi alla famiglia e alle amiche della vittima usando il suo cellulare. Poi, dopo aver gettato l’arma del delitto, ha buttato via anche il telefono.
«Sabato (il 29 marzo, ndr) siamo andati a fare la denuncia di scomparsa. Poi, domenica, abbiamo incontrato in questura il ragazzo di mia figlia, non sapevamo che si erano lasciati. Ci ha detto che gli dispiaceva tanto, che era preoccupato per la scomparsa. Sembrava tranquillo, mi ha dato anche un abbraccio» ha raccontatoil padre di Ilaria, Flamur Sula.
Samson ha raccontato di aver ucciso la ragazza mentre i suoi genitori erano in casa. La polizia sta cercando di capire se lo abbiano aiutato a nascondere il corpo di Ilaria: per il «solo» favoreggiamento, in quanto genitori, non sono perseguibili, ma lo sarebbero per l’occultamento di cadavere.
Samson e Ilaria Sula avevano avuto una storia durata circa un anno, ma poi si erano lasciati. Secondo le prime ricostruzioni Samson non riusciva ad accettarlo. Ancora una volta un uomo ha ucciso una donna perché incapace di gestire un rifiuto.
L’intervista alla madre di Sara Campanella
È la stessa cosa che è successa a Sara Campanella, 22 anni, sgozzata e uccisa per strada, a Messina, da un compagno di università, Stefano Argentino, che voleva a tutti i costi una relazione con lei, che invece la ragazza aveva sempre rifiutato. I magistrati gli contestano le aggravanti della crudeltà, dei motivi abietti e futili e della premeditazione. «Le modalità della sua condotta — Sara è stata accoltellata più volte — palesano la volontà di infliggere alla vittima sofferenze aggiuntive rispetto al normale processo di causazione della morte», ha sostenuto il giudice per le indagini preliminari. «L’ha attesa al termine delle lezioni e dopo un breve colloquio l’ha brutalmente aggredita con lo stesso coltello che si era portato dietro». Secondo il suo avvocato (che ha annunciato di voler rinunciare al mandato), Argentino era convinto che Sara lo “ricambiasse”.
«Nessuno di noi sapeva della sua esistenza, nessuno l’aveva sentito nominare. E certo non sono mai stati insieme» dice invece Cetty Zaccaria, la madre di Sara, intervistata da Lara Sirignano. «Se avessimo avuto il minimo sentore che qualcosa non andava, l’avremmo accompagnata noi a fare denuncia. È nella nostra mentalità. Non avremmo esitato un istante. Io sono convinta che rivolgersi alle forze dell’ordine sia la strada giusta e invito tutte le vittime a denunciare. L’ho detto: “Fatelo: è importante, non restate in silenzio”» aggiunge. «Sara voleva solo vivere e laurearsi e io sono convinta che abbia sottovalutato la pericolosità di Argentino».
In Italia muore in media una donna o una ragazza ogni tre giorni per l’incapacità degli uomini di gestire il rifiuto. Uomini che invece di confrontarsi con i propri limiti decidono di eliminare coloro che vedono come la fonte delle loro frustrazioni. Il governo ha introdotto l’aggravante di femminicidio ma ha dirottato i già magri fondi previsti nella legge di bilancio per l’educazione all’affettività e alla sessualità (solo 500 mila euro per tutte le scuole superiori) per formare gli insegnanti sulla prevenzione dell’infertilità. Eppure l’educazione è fondamentale per la prevenzione.
Scrive Amelia Esposito:
Dobbiamo dirlo e dircelo chiaramente: nessuna norma, nessuno strumento riesce a fermare la determinazione di chi, mosso dall’odio, ha deciso di uccidere. Dobbiamo avere l’onestà di ammettere che non c’è codice rosso che tenga davanti alla furia di un femminicida. Sono Sara e Ilaria a dircelo. Sara, Ilaria e tutte le altre donne massacrate.
Quello che serve è una vera e propria rivoluzione culturale. Occorre educare davvero i bambini, gli adolescenti, i giovani alla non violenza e al rispetto dell’altro da sé. È un’urgenza. Non possiamo più aspettare. Occorre partire dalle scuole — perché è evidente che ciò che fanno le famiglie da sole non basta e, anzi, in certi casi l’origine della violenza è proprio fra le mura domestiche — e subito: introducendo l’educazione all’affettività sin dalle primarie. Se non dalle scuole dell’infanzia, secondo alcuni. Senza strumentalizzazioni di parte. Senza politicizzare un tema che è quanto di più trasversale ci sia. La violenza non ha colore, la violenza non ha bandiera. Così dovrebbe essere la battaglia per sradicarla dalla nostra società.
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La guerra in Ucraina non accenna a fermarsi. Kiev e Mosca si accusano a vicenda di violare accordi presi sull’interruzione degli attacchi ai siti energetici e sulle rotte del Mar Nero.
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La maggioranza si è spaccata a Strasburgo, mentre le opposizioni hanno votato in ordine sparso. L’Europarlamento ha approvato (con 399 voti a favore, 198 contrari e 71 astenuti) l’attuazione della politica di sicurezza e difesa della Ue. Tra i vari punti il documento ribadisce il pieno sostegno all’Ucraina e rilancia il piano di riarmo europeo. Il Pd (spiazzando chi si aspettava plateali spaccature) e FI hanno votato a favore. M5S e Avs hanno invece deciso per il no così come la Lega. Mentre Fratelli d’Italia, il partito della premier, ha scelto una clamorosa astensione.
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Donald Trump avrebbe detto ad alcuni stretti alleati e membri dell’amministrazione che Elon Musk
lascerà il suo ruolo di «impiegato governativo speciale» nelle prossime settimane. Intanto in Wisconsin la candidata democratica alla Corte suprema dello Stato, la giudice Susan Crawford, ha battuto l’ex procuratore generale repubblicano dello Stato Brad Schimel, con il 55% dei voti contro il 45% nonostante Musk abbia platealmente speso milioni cercando di far eleggere Schimel.
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Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato in un videomessaggio registrato — è a Budapest dall’alleato Viktor Orbán — che l’esercito sta creando una nuova fascia di sicurezza verso Khan Younis, dove fino al 2005 sorgeva la colonia israeliana di Morag. E il ministro della Difesa Israel Katz ha detto di voler prendere «parti sempre più ampie del territorio». Le truppe sono già tornate nell’area di Netzarim che divide la Striscia in due e non se sono mai andate dal corridoio Filadelfia al confine con l’Egitto. Israele ha rotto il cessate il fuoco con Hamas riprendendo i raid su Gaza, a cui si oppongono i familiari degli ostaggi (59 di cui 24 sarebbero ancora in vita). E da oltre un mese ha bloccato l’ingresso degli aiuti umanitari nella Striscia.
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Lunedì pomeriggio Matteo Salvini, accompagnato da Roberto Calderoli, ha fatto visita a Umberto Bossi nella sua casa di Gemonio. Una visita per superare le distanze degli ultimi mesi e parlare al fondatore del Carroccio del progetto di modifica dello statuto al congresso di sabato e domenica a Firenze. Cesare Zapperi spiega che Salvini vorrebbe affidare al generale Roberto Vannacci una vicesegreteria, affiancandolo ai tre già in carica: il lombardo Andrea Crippa, il veneto Alberto Stefani e il laziale Claudio Durigon.
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Maxi retata, a Milano, contro le gang della metropolitana. Sono 50 i giovani arrestati, e fra questi, tutti italiani di seconda generazione, anche 18 minorenni. A loro, che picchiavano e che facevano rapine e furti, la Mobile è arrivata tenendo d’occhio l’unica centrale di ricettazione usata. L’accusa è associazione a delinquere.
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La pm di Reggio Emilia Valentina Salvi ha chiesto pesanti condanne per le presunte irregolarità nel sistema degli affidi a Bibbiano: 15 anni per l’ex responsabile dei Servizi sociali Federica Anghinolfi,11 anni e 6 mesi per l’assistente sociale Francesco Monopoli, 8 anni e 3 mesi per la psicoterapeuta della Hansel&Gretel, Nadia Bolognini. In precedenza però l’impianto dell’accusa non ha retto per altri imputati: sono stati assolti in procedimenti separati lo psicoterapeuta di Hansel&Gretel Claudio Foti e l’ex sindaco Andrea Carletti, dopo l’abolizione del reato di abuso di ufficio. La sentenza potrebbe arrivare a fine maggio.
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Nanni Moretti è stato ricoverato d’urgenza al San Camillo di Roma per un infarto. Il regista e attore, 71 anni, si è sentito male nel pomeriggio e, arrivato in ospedale, è stato subito operato. È in terapia intensiva.
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È morto Val Kilmer. L’attore americano aveva 65 anni, ed è stato stroncato da una polmonite.
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È finito1-1 il derby Milan-Inter
per la semifinale di andata di Coppa Italia (qui le pagelle).
Da ascoltareNel podcast «Giorno per giorno», Rinaldo Frignani parla del ritrovamento del corpo di Ilaria Sula, la 22enne scomparsa il 25 marzo: l’ex fidanzato ha confessato di averla uccisa. Mara Gergolet racconta il caso dei quattro ragazzi (due irlandesi, un polacco, un americano) espulsi dalla Germania per le loro proteste anti-israeliane. Matteo Persivale parla della pena di morte chiesta della procuratrice generale Usa per Luigi Mangione, il presunto assassino del ceo di un’assicurazione sanitaria a Manhattan, nel dicembre 2024.Il Caffè di Massimo GramelliniCiao ciao ElonTra Trump e Musk è già tutto finito. Chi l’avrebbe detto, eh? Che durassero comunque tre mesi. Considerata la stabilità dei rispettivi caratteri, è possibile che ci ripensino e rimangano insieme alla Casa Bianca, oppure che la affittino a Putin per le vacanze, o ancora che si facciano ibernare in Groenlandia dopo averla invasa a cavallo di una Tesla mascherata da iceberg. Ma per il momento vogliamo credere alle indiscrezioni che danno per conclusa l’avventura politica di Musk nei panni improbabili di consigliere di Trump e domatore di statali, mentre sarebbe stato meglio viceversa. Nell’imbullonarsi alla poltrona, la burocrazia americana non avrà la costanza di quella europea, ma è perfettamente in grado di tenere testa a un uomo d’azione che si annoia in fretta. Quanto a Trump, fa già fatica ad andare d’accordo col suo ciuffo arancione davanti allo specchio, figuriamoci se poteva sopportare di essere oscurato da un tizio che gira con un cappello a forma di formaggio e ha trasformato lo Studio Ovale in un asilo-nido, riempiendoglielo di piccoli Elon che si chiamano come algoritmi.
Da quando Musk aveva liberato l’estremista che è in lui, i titoli delle sue aziende erano precipitati. Strano che uno così sensibile alle teorie complottiste non sapesse che i potenti veri non salgono mai sul palcoscenico della politica; si limitano a mettere o togliere la corrente del denaro che muove il sole e le altre stelle. Ora tornerà dietro le quinte, sempre che Trump non abbia già venduto anche quelle. Grazie per aver letto Prima Ora, e buon giovedì(Le mail della Redazione Digital: gmercuri@rcs.it, langelini@rcs.it, etebano@rcs.it, atrocino@rcs.it)
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