
La recente sentenza francese aggiunge sconquasso non solo al sistema francese, già indebolito da un governo che non è in grado di governare con l’autorevolezza dei consensi, ma anche in Europa, dove alle ambiguità dell’Unione si assommano le incertezze di alcuni importanti governi europei.
Al di là delle preoccupazioni politiche del momento, c’è una lotta fra i cosiddetti regimi destra e gli altri. La stessa nozione tradizionale di destra è parecchio confusa. Cos’è la destra? Un neonazismo, come profetizza Putin? Un nuovo corso filo trumpiano, come dicono molti? Cos’è, realmente, la destra?
Non si può certamente dire che il regime russo sia di sinistra. Autoritario, monocratico, ripudia qualunque definizione ideologica, se non di bandiera. La politica della Federazione russa è politica sovranista e basta. Una politica d’espansione e di rivendicazione dei territori già facenti parte dell’Unione sovietica? Sì, certamente. Ma che male c’è? Ogni Paese ha il diritto di esprimere la sua logica di potenza come crede meglio e più rispondente ai propri interessi. In fondo, ciò che produce la Russia è solo la guerra.
Nel sistema autocratico statunitense, così come si profila, la logica di potenza è altrettanto evidente. Non è certo un sistema ascrivibile ai regimi di sinistra. Putin si rifà a motivazioni storiche ormai travolte dalla realtà del crollo del comunismo. Trump non si riferisce a nessuna motivazione del genere, anche perché non conosce la storia. Vuole, semplicemente, appropriarsi di altri territori. Non c’è una grande differenza con le aspirazioni russe e questo spiega una certa coincidenza d’interessi.
Putin si erge a portatore di una società russificatrice e ispirata al conservatorismo. Non diversamente Trump, che ripudia il multilateralismo, i diritti umani, il cambiamento climatico. È un conservatore, tal quale il suo omologo russo. Altro che America first! Se mai, America alone contro tutti. Non a caso Putin e Trump hanno un imprinting religioso importante.
La politica di potenza non è un fatto ideologico. Non ha neppure bisogno di democrazia, almeno nel senso nel quale la intendiamo noi, occidentali europei. Per questi regimi, come per tutti quelli autoritari, la democrazia è solo un tramite per assurgere al potere. Tutti sono stati democraticamente eletti, magari con un solo partito alle urne, ma il consenso elettorale c’è stato e la facciata democratica è servita. La democrazia, in questo modo, è svuotata di senso.
Tra il potere (esecutivo o legislativo) e quello giurisdizionale esiste un conflitto evidente. Il primo si basa sul principio della democraticità, il secondo sull’indipendenza dei giudici, quando non sono nominati dal governo. In teoria, poteri contrapposti servirebbero da contrappeso. In pratica, lo scontro fra democrazia e indipendenza porta a risultati paradossali.
Il potere politico dice: io sono stato eletto dalla volontà del popolo, che è sovrano. La magistratura risponde: io per legge sono indipendente e quindi non sono vincolata dai risultati elettorali. Due posizioni evidentemente inconciliabili. Ambedue i poteri sono disciplinati dalla legge. Il potere può cambiare le leggi ed asservire la magistratura. La magistratura può paralizzare il potere avvalendosi di leggi o di norme costituzionali che le consentano questo potere.
Questo evidente conflitto è altresì la riprova della progressiva erosione delle democrazie liberali.
Torniamo al caso francese. Marine Le Pen non potrà presentarsi alle elezioni presidenziali per effetto di una sentenza di tribunale. È stata una decisione politica? Molti, in Francia, sostengono che si tratta di una sanzione eccessiva, non di competenza, fra l’altro, di un tribunale di primo grado, che non aveva il diritto di escluderla dalle elezioni presidenziali. Indubbiamente, però, la sentenza ha una forte valenza politica che porterà solo consensi al partito della Le Pen.
Tutti, però, sorvolano sul fatto che il tribunale ha sanzionato una truffa di quasi tre milioni di euro pubblici (cioè, pagati dal contribuente). Ora, una truffa non è un caso politico, ma penale, e come tale dovrebbe essere considerato, indipendentemente dagli effetti che produce.
Non conosciamo le carte processuali ma la condanna della Le Pen, stando alla sentenza, è la condanna di una truffatrice, che per caso è anche il leader del partito più importante di Francia. Di per sé il fatto è grave, considerando il ruolo della Le Pen, che in tal modo viene considerata non affidabile.
Qualcuno sostiene che le disavventure o le fortune politiche sono dettate dai suffragi, non dalle sentenze. Sono due mondi diversi, ma è anche vero che le qualità di un candidato o di un leader devono essere almeno formalmente positive. Con una fedina penale imperfetta, e non per ragioni politiche, non ci si può presentare all’elettorato chiedendone la fiducia.
La questione di destra o non destra, di democrazia violata o di strapotere dei giudici in un ambito politico non c’entra. Gli schieramenti a favore o contro il destino della Le Pen sono soltanto strumentali e quasi scontati. Certo, queste cose non accadono là dove il potere giudiziario non è indipendente.
A questo punto, il conflitto tra democrazia autocratica e indipendenza è solo un segno che il sistema democratico, di per sé, non ha più un significato comune.
La democrazia agonizza e in cambio, si sviluppa l’autocrazia. L’Europa è un vaso di coccio tra vasi di ferro come i membri dell’Unione europea lo sono a fronte del riarmo della Germania. Pare che nessuno, al momento, se ne preoccupi. Giocare al rialzo con la guerra dei dazi, come fa Trump, è solo un modo per distogliere l’attenzione da fatti ancora più gravi.
La guerra commerciale che si profila è sempre il prologo di una guerra vera. Oggi il nemico dell’Europa è l’America trumpiana. Cavalcare l’illusione del Patto Atlantico e dei negoziati tariffari, come fa la Meloni, è solo un modo per prendere tempo quando non si hanno le idee chiare.
L’imprevedibilità del giocatore Trump nasconde molti bluff pericolosi. L’arroganza e la strafottenza guidano le sue mosse, ma dietro di lui c’è un Paese malato e diviso che prima o poi si accorgerà del baratro economico nel quale sta sprofondando.
Roma, 03/04/2025