sabato, 5 Aprile 2025
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LA RASSEGNA STAMPA DI OGGI DA “Il Fatto”, “Dagospia”, “Notix” e “Cronachedi” e le prime pagine dei giornali di oggi a cura della redazione dell’Agenzia Cronache / Direttore Ferdinando Terlizzi

Stop alla guerra infinita: riarmo no, negoziati sì

Corteo e palco. Alle 13 in piazza Vittorio, poi dalle 15  ai Fori Imperiali: politici, giornalisti e attivisti spiegano il loro sì all’iniziativa voluta dai 5 Stelle

Sono convinti di poter superare le 10 mila presenze, e che l’obiettivo dei 15 mila manifestanti sia “alla portata”. Ostentano grande soddisfazione, i Cinque Stelle che oggi ritroveranno la loro gente a Roma per “No al riarmo, fermiamoli” il corteo che partirà questo pomeriggio da Piazza Vittorio, cuore multietnico della Capitale poco distante per arrivare a via dei Fori imperiali, dove è stato allestito il palco. L’orario di ritrovo è fissato per le 13, l’inizio degli interventi dal palco per le 15. Nelle intenzioni dovrebbe finire tutto entro le 18, per permettere ai tanti arrivati da fuori Roma di ripartire non troppo tardi con pullman e treni (dalla Sardegna arriveranno tre aerei). Stando agli ultimi calcoli, è già certa la presenza di almeno 7 mila iscritti da tutta Italia.

Ma nella stima non è calcolata l’affluenza da Roma, dove il M5S conta più di 3 mila iscritti. Un altro dato che alimenta i sorrisi nel Movimento, dove ieri hanno incassato anche l’adesione al corteo del Centro per la riforma dello Stato, nato nel 1972 su iniziativa del Pci. L’obiettivo è avere una manifestazione dai ritmi abbastanza veloci. Sarà divisa in cinque blocchi, e gli oratori dal palco – alcuni, come l’attesissimo Alessandro Barbero, hanno mandato con contributi video – avranno a disposizione mediamente dai tre ai quattro minuti. Faranno eccezioni pochi interventi, tra cui quello di introduzione di Paola Taverna, che sarà poi seguita dall’ex presidente della Camera, Roberto Fico, e dalla presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde. Giuseppe Conte interverrà una prima volta dopo le 16, assieme a una rappresentanza della Giovanile del M5S. Poi sarà lui a chiudere dal palco, dopo le 17. “In piazza porremo il primo grande mattone per un progetto alternativo di governo” assicura l’ex premier al Tg1.

Jeffrey Sachs
La questione più importante al mondo oggi è la pace, compresa quella in Ucraina e Medio Oriente. L’Europa non potrà prosperare o essere sicura finché non ci sarà la pace. Il mondo non potrà affrontare le profonde crisi strutturali, come il cambiamento climatico globale, finché non ci sarà la pace. I popoli e i movimenti politici di tutto il mondo devono alzare la voce per la diplomazia,
la sicurezza collettiva, il diritto internazionale e una pace duratura. Perciò l’Europa dovrebbe aprire una diplomazia diretta con la Russia, basata sulla sicurezza collettiva e sul rispetto reciproco.

Tomaso Montanari
Ho deciso di partecipare a questa iniziativa perché, in Italia come in Europa, siamo già in guerra con la testa e con le parole da ormai 3 anni. Una guerra che sta plasmando il discorso pubblico e la nostra vita sotto moltissimi aspetti. Cosa che si respira per esempio nelle università e nelle scuole. Per questo credo che bisogna cogliere tutte le occasioni per prendere il microfono e dire basta alla guerra, sì alla pace, prendere la parola in pubblico per dire che la guerra non è mai una risposta a problemi di alcun tipo, come invece suggerisce una narrazione molto diffusa, quella mainstream.

Walter Massa (arci)
Sono stato invitato sul palco della manifestazione dal presidente Conte e ho deciso di accettare perché i temi della pace e dello stop al riarmo, al centro dell’iniziativa, sono cari a me e all’Arci, così come ad molte altre realtà associative. Del resto sono temi fondamentali e che dovrebbero essere prioritari per tutti, cittadini e governanti. La pace oggi è una questione centrale per tutte le cancellerie del mondo, il tema dei temi, e io vorrei portare il punto di vista dell’Arci, anche se non ci sarà ufficialmente l’associazione ma ci sarò io con un intervento.

Emiliano Manfredonia (Acli)
Come associazione abbiamo risposto all’invito di Conte perché stiamo cercando di parlare di pace in tutte le occasioni possibili. Questo ci sembra molto più opportuno di un piano di riarmo da 800 miliardi come quello voluto dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. La pace si costruisce in altri modi: con i diritti, la giustizia sociale e il welfare, non con le armi. Per questo è importante essere in ogni piazza, per ribadire questo concetto. È un invito che combacia con i nostri valori ed è il momento che tutti quelli che credono nella pace scendano in piazza insieme. Anche al netto di piccole differenze di vedute, non è il momento di storcere la bocca.

Giuseppe Onufrio (Greenpeace)
Anche se Greenpeace non è solita partecipare a manifestazioni di partito, rispondiamo all’invito di Giuseppe Conte e aderiamo a questa iniziativa perché combacia con la nostra posizione sul tema, quella che abbiamo come organizzazione internazionale rispetto alle politiche di riarmo in Europa e nel mondo. La difesa è un concetto molto più ampio e non si può pensare di togliere risorse all’energia pulita. L’Europa deve prima trovare le risorse per difendere la salute delle persone e l’ambiente. In generale, non siamo contrari agli investimenti nella cybersicurezza, ma le armi non sono la risposta.

Flavio Lotti (Tavola per la pace)
Siamo in pericolo, un pericolo enorme. E non c’è una sufficiente reazione a questo pericolo. Quella di domani è una manifestazione importante perché suona una sveglia, una sveglia forte che speriamo arrivi a tante persone, risollevandole dal torpore e dall’incredulità intorno a questi scenari globali terribili. La nostra presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, è lo specchio del suicidio che l’Ue mette in atto quando sceglie una politica basata sulle armi invece di politiche di prevenzione contro la guerra. Per questo rilanceremo sempre ogni occasione di mobilitazione nazionale.

Massimo Wertmuller
Io ho tre motivi principali per i quali ho deciso di partecipare: 1) perché tutti abitiamo una sola Terra, 2) perché la diplomazia va usata subito e non quando è tardi, 3) perché l’unica vittoria è la pace. Io amo la natura, cosa che motiva la prima risposta e che mi spinge a voler far capire, tramite il mio intervento sul palco di domani, la bellezza e la sacralità della vita. Cosa che oggi viene buttata nel cesso da vari personaggi. L’imbecillità e l’assurdità della guerra stanno proprio nel fatto che la possibilità iniziale di trattare c’è dall’inizio e deve essere contemplata.

Marco Travaglio
Tre anni fa ci dicevano: ‘Niente soldati né armi offensive in Ucraina’. Poi hanno inviato armi sempre più offensive, prima da usare solo sul territorio ucraino, poi anche in quello russo. Ora vogliono inviare truppe. Ci mentono da tre anni, trattandoci come la rana bollita a fuoco lento. Ma, malgrado gli sforzi e i soldi spesi, la propaganda bellicista ha fallito. Le opinioni pubbliche europee sono sempre più contrarie all’escalation, più favorevoli al negoziato e più sdegnate contro le classi dirigenti dell’Ue. Che vanno ringraziate: a furia di proclami guerrafondai e kit di sopravvivenza stanno aprendo gli occhi a milioni di persone: oggi la prima minaccia per l’Unione europea è l’Unione europea.

Francesca Fornario
Il riarmo è una menzogna già dal nome: non abbiamo mai smesso di armarci e aumentare le spese militari. E non è vero che le armi ci servono per difenderci: ci servono per attaccare, come in Iraq, Afghanistan, Libia, Serbia. È una balla che se c’è un invaso e un invasore stiamo con l’invaso: Israele invade da anni la Palestina, ma non mandiamo armi ai Palestinesi. Coi soldi per un caccia si potrebbero costruire 6.500 residenze universitarie, con quelli per un tank Ariete 500 apparecchi Tac. Una famiglia su 3 è a rischio povertà: non ci serve andare a combattere, la guerra la combattiamo già.

Saskia Terzani
Ho scelto di aderire perché sento questa esigenza come un’eredità etica lasciata da mio padre, dalla mia famiglia. Trovandomi dinanzi a una serie di stermini in atto nel mondo, a cominciare da Gaza come in Ucraina e anche in Sudan, non posso non sentire un richiamo della morale di base che porta con sé il rispetto per la vita umana. E in guerra non c’è questo rispetto: il prezzo è altissimo e c’è una vera e propria disumanizzazione. Voglio unirmi al coro di voci che manifestano la loro contrarietà

Alex Zanotelli
Qualche giorno fa ho fatto un appello per la pace a Gaza. Mi sono messo a piangere davanti all’indifferenza del popolo italiano per quel massacro e, chiamando in causa i partiti, l’unico che si è fatto vivo è stato Conte che ha organizzato questa iniziativa e mi ha invitato. Io ho risposto che sarei venuto, ma a due condizioni: 1) che la piazza fosse contro la mattanza del popolo palestinese, 2) che fosse contro il riarmo dell’Europa, perché quella è la strada per l’inferno. L’Ue si sta già preparando alla leva. “Abbiamo perso il ben dell’intelletto” direbbe Dante.

Nicola Fratoianni
Partecipo perché ho risposto all’invito di Conte conscio del fatto che ogni occasione di convergenza tra le varie visioni di pace è una buona occasione. Sono pacifista e il riarmo è una scelta sbagliata e suicida per questa Europa che ha bisogno di difendersi, sì, ma più da una guerra ibrida messa in campo da autocrati e tecnocrati, incalzati da destre xenofobe. Ci sono punti della protesta che io condivido. Noi sappiamo dove stanno i nemici dell’Europa: Putin, Trump e le destre nazionaliste che pianifichino il suo disfacimento dall’interno. L’instabilità favorirà soltanto loro.

Angelo Bonelli
Come Avs abbiamo accolto l’invito di Giuseppe Conte, comunicando la nostra partecipazione alla manifestazione già da tempo e con convinzione. E questo perché per noi l’iniziativa può dare una risposta alternativa all’aumento dell’instabilità in tutto il mondo, Europa compresa. Un’instabilità legata al riarmo e legata anche alle scelte folli di Trump come l’imposizione di dazi e all’incertezza data dalla povertà in crescita. La politica delle armi renderà l’Europa più vulnerabile perché verrà portata avanti a discapito di quelle sociali, dello stato sociale. È necessario un approccio totalmente diverso.

Maurizio Acerbo
Abbiamo risposto positivamente perché sentiamo la necessità di far crescere il movimento contro la guerra in tutta Italia e per questo c’è bisogno della massima unità. L’iniziativa segna un passaggio importante e ci auspichiamo che porti a una grande manifestazione nazionale. Il riarmo è innanzitutto una dichiarazione di guerra contro i popoli europei e la salvaguardia dello stato sociale. Per questo proponiamo un forte fronte pacifista, cui parallelamente continuiamo a lavorare. Porteremo in piazza anche una piccola delegazione della comunità palestinese.

Marco Travaglio

Fascino da bunker

Di Marco Travaglio

Direttore del Fatto Quotidiano

Se oggi ci sarà tanta gente in piazza contro il riarmo, gran parte del merito sarà di questa Ue in assetto di guerra. In particolare della commissaria Lahbib e della sua “borsa di resilienza” col kit “per sopravvivere 72 ore” alla guerra mondiale (coltellino svizzero, busta salva-acqua per documenti, caricabatterie, medicine, torcia, accendino, carte da gioco e altri preziosi antidoti alle radiazioni). Forse era un messaggio ai russi: non potendoli ammazzare tutti con 800 miliardi di reddito di belligeranza perché sono troppi e hanno 6-7 mila testate atomiche, l’Ue prova a farli morire dal ridere. O forse è un messaggio a noi europei, non si sa se per rassicurarci o terrorizzarci. Sia come sia, ha centrato entrambi gli obiettivi. Ci ha rassicurati che all’invasione russa non credono neppure le tre grazie di Bruxelles, Grazia von der Leyen, Graziella Lahbib e Grazie al Kallas (sennò il trio non perderebbe tempo in simili minchiate; o l’avrebbero già dimissionato per eccesso di idiozia). E ci ha terrorizzati mostrandoci in che mani siamo e fornendoci l’identikit del vero nemico che minaccia l’Ue: l’Ue.

C’è però una terza ipotesi: che vogliano semplicemente abituarci all’idea della terza guerra mondiale come a un normale tran tran di routine, tipo i weekend fuori porta, le vacanze estive e natalizie, i picnic di Pasquetta. Infatti ne parlano con grande nonchalance in ogni discorso e nelle risoluzioni che fanno votare agli allocchi Pd&FI. E, siccome il popolo si ostina a rifiutare il riarmo, hanno incaricato i loro trombettieri di inventarsi dei padri nobili per giustificarlo. I serrapiattisti hanno scomodato le buonanime di Spinelli, Colorni e Rossi per mettere loro in bocca cosa mai dette né pensate. I catechisti a mano armata confondono i Vangeli con le Sturmtruppen. E Rep spara un bel titolo civettuolo: “L’Italia scopre il fascino del bunker. ‘Superiamo la paura dell’atomica’. Cosa c’è in un rifugio antiatomico privato: un alloggio a prova di bomba. Record di richieste per farsi costruire ricoveri in casa”. A parte il fatto che l’unico da ricovero è chi inventa quella robaccia, chi di voi non sogna di murare porte e finestre di casa per vivere il resto dei suoi giorni in un grazioso e arrapante cubo di cemento armato? Sentite che figata: “Camere da letto, bagni, soggiorno e zone fitness tra 1,5 e 5 m. sottoterra, porte blindate pesanti fino a 400 kg. in ferro e calcestruzzo, sale di decontaminazione con doppie porte e docce, aree per stoccaggio di cibo e acqua, sistemi elettrici di emergenza attraverso l’uso di cyclette (tocca pedalare, ndr), sistemi di smaltimento rifiuti e decomposizione”. Prezzi modici: “Dal modello base da 85 mila ai più cari da 1 milione che possono ospitare anche veicoli”. Per raggiungere il più vicino reparto psichiatrico.