venerdì, 4 Aprile 2025
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LA RASSEGNA STAMPA DI OGGI DA “Il Fatto”, “Dagospia”, “Notix” e “Cronachedi” e le prime pagine dei giornali di oggi a cura della redazione dell’Agenzia Cronache / Direttore Ferdinando Terlizzi

Severino, FI rilancia usa la condanna per Le Pen: ora niente decadenza dopo una condanna

L’azzurro. La proposta di Costa col placet di Tajani

Un’ occasione d’oro per Forza Italia. Scatenare l’ennesima battaglia contro la Severino del 2012 che sospende anche gli amministratori locali dopo una condanna in primo grado. Ecco, a portata di mano, il caso di Marine Le Pen, fuori dall’agone politico per mano di un giudice che considera gravissima la sua appropriazione indebita di fondi Ue. Decisione discrezionale in Francia, e non obbligatoria come da noi. Passano 48 ore ed ecco l’annuncio della nuova aggressione alla Severino per mano del forzista Enrico Costa. Suo il tweet delle 8. Che dà la linea. “Molto, moltissimo mi divide da Le Pen, ma che una sentenza di primo grado, appellabile, non le consenta come pena accessoria subito esecutiva di candidarsi alle elezioni è giuridicamente incivile”.

La macchina super garantista di FI si scatena. Contro un vecchio obiettivo come il decreto legislativo dell’ex Guardasigilli Paola Severino cui lavorò anche Filippo Patroni Griffi, allora alla Funzione pubblica e oggi giudice costituzionale. I forzisti non dimenticano che Berlusconi nel 2013 fu costretto a lasciare il Senato per “colpa” della Severino dopo la condanna definitiva per frode fiscale. Tocca al vicepresidente della commissione Giustizia della Camera Pietro Pittalis rimettere in pista la sua proposta di un anno fa, via la decadenza obbligatoria in primo grado, per lui “un sopruso ai danni della presunzione d’innocenza”. Tant’è che Costa aveva già piazzato pure un odg anti Severino contro “l’incostituzionale sospensione”.

Col via libera di Tajani riparte l’attacco. Perché è “improcrastinabile” sopprimere una norma “incivile, illiberale e contrastante col principio costituzionale della presunzione d’innocenza”. Plaude la Lega. Ed è d’accordo il Guardasigilli Carlo Nordio – “serve una rimessa a punto” ha detto più d’una volta – pronto un anno fa a studiare una revisione. Per fortuna non se ne fece nulla. E pure stavolta l’entusiasmo forzista potrebbe incappare nei dubbi di FdI e nella fretta sulla separazione delle carriere.

Ma il caso Le Pen è un’occasione troppo ghiotta per forzare la mano sulla Severino. Che però nel 2015 è stata sdoganata dalla Consulta con le sentenze della vicepresidente Daria de Pretis sui casi del governatore campano Vincenzo De Luca e dell’allora sindaco di Napoli Luigi De Magistris per abusi d’ufficio. E oggi deputati e senatori di M5S denunciano una maggioranza “classista, debole o assente con i forti, forte e spietata con i deboli” come dimostra il ddl Sicurezza. Ma pure il Pd voleva cambiare la Severino escludendo la corruzione per i sindaci.

E una toga “rossa” come Nello Rossi, direttore di Questione giustizia, la rivista di Md, dice al Fatto: “La politica dovrebbe farsi carico di intervenire in piena autonomia e drasticamente sui casi più eclatanti e spinosi, ma va detto che dopo il decreto Cartabia sulla presunzione d’innocenza, che ha ribadito il diritto a non essere trattato come colpevole prima della sentenza definitiva, cambiare la Severino in quel passaggio non sarebbe uno scandalo”. Ma lo diventa se si risolve in un via libera per reati gravi.

Scudo e sconto ai politici con la riforma della Corte dei Conti: il condono è retroattivo

La riforma emendamenti di fdi e fi: ok al testo in commissione

Nella notte tra martedì e mercoledì la maggioranza ha concluso le votazioni sulla riforma che stravolge e limita i poteri della Corte dei Conti. Con un emendamento finale che rende retroattivo lo sconto fino al 70% per gli amministratori e i funzionari condannati per danno erariale e il salvacondotto per i politici che saranno salvati presumendo il principio della loro “buona fede”. Norme approvate nelle ultime due settimane con altrettanti emendamenti dei relatori e a cui si è aggiunto il tocco finale: avranno carattere retroattivo, cioè si applicheranno anche ai giudizi in corso e che non sono arrivati a sentenza definitiva. E anche a quei casi definitivi ma in cui il soccombente non ha ancora pagato la somma dovuta.

Gli emendamenti sono stati approvati nella notte tra martedì e mercoledì dalle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera e sono firmati dal forzista Tommaso Calderone e dai meloniani Augusta Montaruli e Luca Sbardella. Prevedono, appunto, la retroattività delle norme relative all’articolo 1 del provvedimento. Il danno erariale viene reso sempre più difficile da contestare grazie a un salvacondotto per gli amministratori, per cui si presumerà sempre la “buona fede” e “fino a prova contraria”: la norma, fatta approvare da Montaruli e Sbardella, prevede uno “scudo” per tutti gli atti perché qualsiasi delibera viene sempre almeno “vistata” da un dirigente amministrativo; dalle delibere comunali e regionali fino ai rimborsi spese. Il danno erariale, dunque, verrebbe di fatto cancellato per politici e amministratori perché – presumendo la buona fede – non si potrà contestare la cosiddetta “colpa grave”, unico paletto rimasto per processare gli amministratori per danno erariale. Inoltre sarà retroattivo anche lo sconto fino al 70% (il limite è di due annualità) per amministratori e funzionari già condannati per danno erariale. È probabile, dunque, che molti procedimenti in corso salteranno.

La riforma arriverà in aula lunedì. L’obiettivo è arrivare a un primo via libera entro Pasqua anche per un altro motivo: lo scudo erariale per gli amministratori – giustificato con le opere del Pnrr – scade il 30 aprile e il governo intende prorogarlo almeno fino a fine anno.

La reazione dell’Associazione dei magistrati della Corte dei Conti è durissima: “Caos organizzativo, impoverimento e svuotamento delle funzioni saranno le prime conseguenze di una riforma con gravi ricadute sui cittadini, che hanno il diritto di avere un giudice indipendente, autonomo e garante del corretto utilizzo dei loro soldi”, spiegano nel comunicato. Le nuove norme producono “gerarchizzazione delle procure, forme di controllo a richiesta del controllato, segretazione di alcune delibere, pareri della Corte che scudano la responsabilità di amministratori pubblici, presunzione di buona fede dei politici. Si lascia il Paese orfano di un effettivo controllo delle finanze pubbliche”.

Ilaria, uccisa a coltellate dall’ex. E i genitori di lui erano in casa

Il corpo in un trolley. Ieri presidio contro i femminicidi

“Ci vogliamo vive”, recitava lo striscione esposto da un gruppo di studentesse al presidio all’Università Sapienza convocato ieri dalla rettrice Antonella Polimeni. Parole, appelli che si ripetono. Invano. Perché il “mai più” pronunciato dopo i femminicidi delle “due Giulie”, Cecchettin e Tramontano, tale non è stato. Così, mentre Messina piange ancora Sara Campanella, ieri a Roma la scoperta dell’ennesimo delitto ai danni di una giovane donna.

Ilaria Sula, 22 anni, ternana, albanese di nascita studentessa di Statistica. Il suo cadavere è stato ritrovato in fondo a un dirupo nella campagna di Poli, sui Monti Tiburtini, a 40 km dalla Capitale. A portarlo fin laggiù in auto, adagiata in un trolley da dove spuntavano fuori le gambe, per gli investigatori è stato il fidanzato, Mark Samson, 23 anni, italiano di genitori filippini. I due erano tornati insieme da un paio di mesi. Il giovane martedì sera aveva di fatto confessato, conducendo gli agenti della Squadra Mobile di Roma sul luogo del ritrovamento. “Mi dispiace per quello ho fatto”, aveva anche detto. Poi ieri, interrogato dai pm di Roma – l’aggiunto Giuseppe Cascini e la sostituta Maria Perna – ha scelto il silenzio su gran parte delle domande.

Strategia che non pagherà. Anche perché chi indaga sembra avere le idee chiare. E se non si possono distinguere i femminicidi per gravità, questo delitto sembra contraddistinguersi per efferatezza. E per alcuni particolari inquietanti.

Di Ilaria, infatti, che viveva in una casa per studenti in zona San Lorenzo, non si avevano notizie dal 25 marzo. Quella sera stessa, ricostruisce chi indaga, Mark l’ha uccisa con diverse coltellate – quante lo stabiliranno i medici legali – nella sua casa al quartiere Africano. E nell’appartamento, in quei minuti, c’erano anche i genitori del ragazzo. Questi, a caldo, hanno detto ai poliziotti di non essersi accorti di nulla. Gli investigatori non gli credono. La loro posizione ora è al vaglio degli inquirenti, saranno riascoltati, in quanto parenti stretti non possono essere indagati per favoreggiamento, ma tutti gli scenari sono aperti. Ieri sera il padre è stato portato in Questura, mentre l’appartamento è stato sequestrato.

Fatto sta che dopo il delitto, Samson ha caricato il corpo di Ilaria nel trolley e l’ha portato in auto, per poi guidare in direzione est, il più lontano possibile. In mezzo, il tentativo di ripulire la stanza dal sangue. Infine si è disfatto dell’arma del delitto, un coltello da cucina, gettandolo in un cassonetto.

Durante la settimana successiva, poi, sono seguiti i tentativi di depistaggio. Mark ha tenuto attivo il cellulare di Ilaria, ha risposto ai messaggi del papà della ragazza, Flamur (“Non ti preoccupare. Sto bene. Torno tra un mese”), poi ha disattivato i social. Infine – dice – ha gettato il telefono, che non è stato ancora ritrovato, in un tombino in zona Montesacro.

E pensare che Samson si era anche presentato a casa della ragazza, chiedendo notizie, dicendosi preoccupato. La storia, tragica, che si ripete.

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 – PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL’OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO – E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E’ IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU’ LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL’INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L’AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) – L’ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L’ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L’UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA’ QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU’ ALTO…)

DAILY MAGAZINE

 

Accoltella un amico del rivale in amore, 34enne si costituisce dopo una breve fuga

SPARANISE – Si è costituito il 34enne tunisino accusato di aver accoltellato all’addome un coetaneo a Sparanise. Dopo essere stato localizzato nel pomeriggio di ieri dai carabinieri della Compagnia di Capua a Napoli, dove viveva da qualche tempo, il tunisino si è reso conto di non avere vie di fuga e si è spontaneamente presentato ai militari dell’Arma.

Ieri sera accompagnato dal suo legale di fiducia, si è così costituito presso la Stazione dei carabinieri di Sparanise. L’uomo, regolare sul territorio nazionale, già noto alle forze dell’ordine e con precedenti per reati contro la persona, dopo le formalità di rito, è stato denunciato in stato di libertà per lesioni personali gravi ed aggravate. La vittima, un uomo di Pignataro Maggiore, colpita con un coltello da cucina dal tunisino dopo essersi frapposta fra quest’ultimo e un suo amico nel corso di una violenta lite scaturita da motivi passionali, è tutt’ora ricoverata presso il reparto chirurgia d’urgenza dell’ospedale di Caserta, dove permane sotto osservazione, ma non in pericolo di vita.